Viviamo in un tempo in cui sembra necessario essere sempre occupati. Ogni momento deve essere riempito da un’attività, un obiettivo o un risultato. Eppure, al centro aggregativo di Borgo San Dalmazzo, abbiamo imparato che esiste un tempo prezioso che spesso viene sottovalutato: quello della noia.
La noia, qui, non è un problema da eliminare, ma uno spazio da abitare. Non significa che ci sia sempre qualcosa da fare. Anzi, quando non sono previste attività strutturate, il centro rallenta il suo ritmo. I ragazzi/e arrivano, si siedono sui divani, si guardano intorno, ascoltano musica, fanno due chiacchiere. È uno spazio di decompressione, lontano dalle richieste della scuola, dagli impegni sportivi e dalla continua sensazione di dover dimostrare qualcosa.
Proprio in questi momenti, apparentemente vuoti, accade spesso ciò che durante le attività organizzate fatica a emergere. Le conversazioni prendono una direzione inaspettata: si racconta com’è andata la settimana, si condividono le preoccupazioni legate alla scuola, alla famiglia o alle amicizie. Spuntano i registri elettronici aperti sul cellulare, che diventano quasi una narrazione della mattinata scolastica, un modo per cercare spiegazioni, rassicurazione e riconoscimento.
Nello spazio della noia vale quasi tutto, naturalmente nel rispetto delle regole di convivenza del centro. C’è chi disegna per ore, chi realizza collage, chi cambia dieci canzoni prima di trovare quella giusta da condividere con gli altri. I divani si riempiono, le parole scorrono senza fretta e, proprio perché non c’è una consegna da seguire, trovano spazio domande che in altri contesti rimarrebbero nascoste.
I ragazzi/e raccontano che, in questi momenti, la pressione di dover produrre, partecipare o soddisfare le aspettative degli altri si abbassa: è come se potessero semplicemente essere presenti, senza dover dimostrare nulla ed è proprio questa sensazione di tranquillità a creare le condizioni perché nascano nuove idee.
Molte delle proposte che oggi animano il centro sono nate così: da una chiacchierata sul divano, da un pomeriggio apparentemente inconcludente, da un momento in cui qualcuno ha detto: “E se facessimo…?”. La noia diventa allora un terreno fertile per l’immaginazione, per il confronto e per la costruzione di nuovi progetti.
Forse il valore più grande del centro aggregativo non è quello di riempire ogni minuto della giornata, ma di offrire un luogo in cui il tempo possa anche rallentare. Uno spazio in cui non è richiesto altro se non esserci. Perché, a volte, è proprio quando sembra non succedere nulla che accadono le cose più importanti.
In fondo, la noia non è il contrario della crescita. A volte ne è l’inizio.
Fulvia Ercole – educatrice professionale del centro aggregativo di Borgo San Dalmazzo

